• 339 1501955
  • borghiesentieridellalaga@gmail.com

Arquata del Tronto

Le Associazioni di Arquata del Tronto

  • “Arquata Potest” Associazione di Promozione Sociale, Piazza Umberto I 25, info@arquatapotest.it, www.arquatapotest.it, https://www.facebook.com/arquatapotest
  • Associazione proprietari Arquata del Tronto capoluogo
  • “Arquata Futura”, 3356496206, italopaolini@gmail.com, www.arquatafutura.org, https://www.facebook.com/ArquataFutura/
  • “Capodacqua viva”, Angelo Cortellesi, 3393760707, associazione@capodacquaviva.it
  • “Pescara del Tronto 24/8/16 – ONLUS”, pescaradeltronto@hotmail.com
  • “Io sto con Pescara del Tronto”, Sergio Giangregorio, 3351516197, info@sergiogiangregorio.it, patriziamarano.pm@libero.it
  • “Immensamente Giulia e gli angeli delle macerie Onlus”, Pescara del Tronto, Simone Terenzi 3398489202, 3400828496, info@immensamentegiulia@gmail.com, https://www.facebook.com/immensamentegiuliaegliangelidellemacerieonlus/, http://www.immensamentegiulia.com/
  • Insieme a Giordano Onlus, Pescara del Tronto, Via dei Prati dei Papa, 00146 Roma, 3277613842, info@insiemeagiordano.it, https://insiemeagiordano.it/, associazione-onlus-insieme-a-giordano
  • Onlus – Il Sorriso di Arianna, Pescara del Tronto, 3341207320, ilsorrisodiarianna@libero.it, https://www.ilsorrisodiarianna.org/, https://facebook.com/ilsorrisodiarianna/
  • “Associazione proprietari frazione Piedilama di Arquata del ronto”
  • “Associazione proprietari immobiliari frazione Pretare”
  • “Piè Vettore”, Spelonga
  • “Associazione Festa Bella Spelonga”, info@spelonga.it, https://www.spelonga.it/
  • “Ricostruire Tufo”, ricostruiretufo@libero.it, https://m.facebook.com/groups/1070044506425124/
  • “L’Alba di Vezzano”

Strutture ricettive

  • Centro polivalente Agorà, frazione Borgo di Arquata del Tronto, 3493704083
  • Camartina, Contrada Camartina, +390736809261,
  • Albergo Arquata, frazione Forca Canapine, +390736808112,
  • Rifugio Arca, Arquata del Tronto, +390736808231
  • Unumer SPA, Arquata del Tronto
  • Gl’Urse B&B, Trisungo, Via Salaria 169, +393405894661
  • B&B Giardino dei Monti, Spelonga, +393290197663
  • Free Camp, Campeggio, Frazione Borgo, via Bucciarelli 13.

Ristoranti e Pizzerie

  • Vino Pecorino, Via Bucciarelli 15, +393382259644
  • Ristorante Pizzeria Il Ponticello, Trisungo, +390736809728
  • Rifugio degli Alpini, Pretare, +393470875331
  • Ristorante Da Cavallo Di Ferrara C., Pretare, +390736804689
  • Ristorante Pizzeria Ara della Regina, Pretare, +390736804750
  • Gusto d’Appennino, SP 89.

INTERVISTE

Antonio Citti

Incontro con Carlo Ambrosi alle case SAE di Arquata del Tronto per concordare con l’associazione Arquata Potest la partecipazione all’evento della Fiaccolata alla Madonna della Neve sabato 11 settembre.

Antonio Citti

Incontro fortunato con Francesca Olini dell’associazione Arquata Potest, una associazione di giovani volontari che sta facendo molto per il territorio di Arquata e non solo.
Visitate il loro sito.
E soprattutto venite a conoscerli l’11 settembre per la Fiaccolata della Madonna della Neve nella settimana in cui ricorre un anno dalla nascita di “Borghi è sentieri della Laga”.

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GLI ULTIMI MULATTIERI

Uno dei più dolci ricordi della mia infanzia erano i giorni passati in compagnia degli ultimi mulattieri.
Nella fantasia di un bimbo vivace e immaginoso come me essi erano dei “Sacerdoti del Tempo”. Stare dietro a Gigi, Giò, Zio Milie, Marà, Vico, Minghe, Giancarlo, Caiola era come tornare indietro nel tempo, anzi, era mia convinzione che essi provenissero da un’altra epoca perché vivevano una dimensione particolare, molto personale: interagivano con i loro animali, spesso parlavano con loro, vivevano una simbiosi unica che si rapportava ai tempi naturali delle stagioni. Avevano a che fare con bestie pazienti e cocciute che si muovevano sotto il suono ipnotico degli zoccoli, che non galoppavano mai e trottavano soltanto al passo di carico, da condurre tra guadi di fossi e dirupi, come una pena infinita.
Come i loro animali avevano inoltre una grande resistenza alla fatica ed una fortissima capacità d’adattamento alle condizioni climatiche più cangianti ed avverse. Inoltre, erano profondi conoscitori dei sentieri e del territorio dove sapevano orientarsi con estrema bravura.
Il mulo è un’animale ibrido che si ottiene dall’ accoppiamento dell’asino con la cavalla, mentre dall’ accoppiamento inverso deriva il bardotto. Per questo fatto il mulo è un’animale sterile che assomiglia più all’ asino che al cavallo e per questo ha pregevolissime doti di resistenza, ostinazione e pazienza.
E’ un animale prezioso in montagna, nei lunghi percorsi, in località alpestri inaccessibili. Insomma esso può essere considerato il fuoristrada dei quadrupedi.
Dalle nostre parti, essi venivano riprodotti in una piccola stazione di monta equina, funzionante fino alla fine degli anni settanta. Era gestita da un simpatico signore di Ortezzano che si chiamava Ricci ed era situata in prossimità delle attuali case popolari del capoluogo. Mi sembrava un viaggio mitico ed avventuroso, quando la raggiungevamo dal mio paese attraverso il vecchio sentiero selciato che, con una passerella attraversava il fiume Tronto, proprio dove una volta c’era l’antico “Ponte di Verio”.
Fino ad allora erano stati mantenuti attivi i sentieri adatti alla circolazione di questi animali da soma ed ogni giorno si potevano incontrare i muli che portavano i loro carichi.
Gli ultimi mulattieri erano anche “Missionari nella Natura”: infatti vivevano una spiritualità con essa nella realtà di tutti i giorni sopravvivendo con un lavoro veramente poco redditizio, un lavoro di “resistenza”, antichissimo, abbinato spesso al taglio del bosco per fare legna, da loro definito “ricaccio con i muli”.
Partivano spesso all’ alba, appena sistemati i basti, per evitare le ore calde. Parlavano con le bestie con un: ” lè ” o ” Aah “; arri qua ” o un’ ” arri là “; oppure un : ” mo te lo daje ! ” .
Spesso erano inflessibili : ” fai lo spiritoso ? Beccati stò cazzotto ! ” Anche se il più delle volte erano affettuosi con essi e gli davano anche nomi di persone: “Giggetto, Rosetta, Livio, Carlina”, trattandoli come un familiare perché dalla loro forza e dalla loro fatica dipendeva il lavoro di tutti i giorni.
I mulattieri erano di solito uomini duri, dal fisico asciutto e dalle mani dure, lo sguardo melanconico e di poche parole ma coccolavano le loro bestie, le pulivano quasi giornalmente con striglia e brusca e durante i lunghi percorsi li accompagnavano con canti tradizionali, oggi scomparsi, inghiottiti dal tempo.
Mi ricordo che erano bellissimi, nostalgici e struggenti, pieni d’amore per la nostra terra. Le calzature dei muli erano i “ferri di cavallo” ed i migliori mulattieri erano anche un po’ maniscalchi e sapevano effettuare la “ferratura”: toglievano con le tenaglie il ferro vecchio, spianavano lo zoccolo con l’ “incastro”, tagliavano le unghie eccedenti e le grattavano con la raspa. Quindi applicavano il ferro nuovo inchiodandolo allo zoccolo con precauzione, per poi tagliare con le tenaglie la parte eccedente del chiodo ribattendola lateralmente.
Il mulo poteva trasportare oltre 100 kg di peso attraverso il bilanciamento della soma sul basto. Esso era una sella rozza e larga di legno dotata di un’imbottitura, composto da un’armatura portante costituita da due arcioni dove erano ricavati dei fori per l’ancoraggio di corde e catene, necessarie per ancorare la soma. Era corredato da una cinghia e degli straccali per renderlo solidale alla bestia. Nel mio paese c’era un signore che li costruiva, si chiamava Flaviano, detto “lù ‘mmastare”. Per costruirne uno ci volevano giorni di lavoro, legno di faggio, tela, liuta, paglia, pellame e pelo di animale e molti attrezzi, quali l’ascia, la raspa, la pialla, lo spago, il martello, la trivella.
Per caricare la soma su di essi era necessario aiutarsi con una speciale forca di legno detta “caricatora”, lunga un paio di metri che nella parte finale aveva un appiglio tagliato. La base della “caricatora” si puntava nel terreno, in posizione leggermente inclinata e l’appiglio si andava ad agganciare ad una corda legata nella parte inferiore del basto. A questo punto si legava la “mezza soma” con due “jeqquere” alle “ciammelle”. In maniera analoga si procedeva al carico dell’altra “mezza soma”. Al termine si svincolavano le “caricatore” e si facevano fare alcuni passi al mulo per riequilibrare la soma. L’esperienza insegnava che la soma si aggiusta strada facendo ed i vecchi mulattieri erano bravissimi a bilanciare la soma sul basto usando anche schiazze d’arenaria come contrappeso. Per scaricare all’opposto si slegavano prima gli “jeqquere” e infine la corda detta “susta” che faceva venire giù il carico. I muli trasportavano la legna e le fascine, le reti del fieno, le bigonce della vendemmia, i sacchi di carbone.
Erano usati anche dai montanari impegnati nella cura e nella raccolta dei castagneti. Essi ripulivano le piante malate dai rami secchi, il terreno da felci, sterpi e erba alta che accuratamente rastrellati venivano bruciati o ammucchiati ai bordi dei pendii. Ad inizio ottobre, una volta maturati i ricci, battevano i rami con una pertica per farli cadere a terra, raccoglierli in ceste e ammucchiarli formando le “ricciere”: cumuli di ricci coperti da terriccio e foglie.
Quando si avvicinava il “mercato di San Martino”esse venivano scoperte e si battevano i ricci essiccati con i rastrelli per far uscire le castagne. Chini a terra velocemente si riempivano i sacchi, facendo attenzione alle infide spine che si infilavano dolorosamente tra le unghie. I sacchi venivano caricati sui muli che sfilavano sui sentieri verso il paese.
I nostri antichi e stretti sentieri sono stati attraversati per secoli dagli zoccoli ferrati dei muli che ne hanno marcato i solchi. Salire, scendere, risalire e riscendere ancora, all’ infinito. Sulle piene, sulla terra, sui declivi erbosi, sui ciottoli, nel fango.
Mulo e mulattiere, un binomio antico, segnato dalla fatica, dal silenzio rotto solo dal rumore degli zoccoli e delle imprecazioni del conducente. Un mestiere scomodo ma affascinante che andrebbe riscoperto e rivalutato perché naturale e non inquinante.
Vittorio Camacci

Associazione “Arquata Potest”

La #Transumanza_Arquatana è stata una delle protagoniste del progetto “IL MATTINO DOPO RE-ESISTO❗” ideato dal fotografo Andrea Vagnoni, presente con la Collettiva #GEORAMA al Punto Zero Festival di Imola e alla Festa Artusiana Forlimpopoli presso lo spazio Spinadello (Regione Emilia-Romagna).

Perché è stata scelta proprio la Transumanza Arquatana❓Ve lo spiega l’autore del video Andrea Vagnoni:

“Come fondere #tradizione e progetti di #rinascita in un territorio colpito dal #sisma❓Come far dialogare passato e futuro ora, nel presente❓👉Semplicemente facendo comunità. Così Associazione “Arquata Potest” ha #unito le maestranze di #giovani_arquatani con il frutto dei progetti da loro avviati; il ritorno alle comunanze agrarie degli allevatori locali e #CAMMINARQUATA, iniziativa volta a riscoprire i sentieri storici, hanno dato vita alla “Transumanza Arquatana” che fa vivere ai partecipanti l’esperienza di accompagnare il #gregge nella sua “residenza” estiva, passando per i sentieri calcati da generazioni di pastori.

Se realmente apparati come lo Stato, le Fondazioni, gli stessi concittadini, vogliono veder rifiorire certi territori, devono ascoltare e sostenere questo associazionismo e, perché no, partecipare❗👉Sì, perché le bellezze che ammirate tra il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, l’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed il rispetto che ne consegue lo ritroverete in realtà come #Arquata_Potest dove l’unicità di ogni associato diviene forza sinergica per il bene della collettività che abbatte #barriere e #campanilismi.☝️Perdere queste generazioni vuol dire perdere l’occasione di ripartire in questi territori… Perché possono arrivare miliardi di fondi, ma senza la #visione verso il #futuro sarebbero solo #speculazioni.Buona fortuna ad Arquata del Tronto e a tutti gli altri comuni del cratere, buon cammino “Associazione “Arquata Potest”‼

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Thanks to: Paolo Izzi, Francesca Olini, Andrea Izzi, Mirko Trenta e Claudia Di Cosmo di Azienda Agricola ” Le Terre delle Fate”, Giovanni Palaferri di #Giovenca_di_Arquata, Fabio Lauri, Dilo Ajdini e a tutti i partecipanti della transumanza.

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photos – video – editing:www.andreavagnoni.com

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