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Collegrato

IN CAMMINO ALLA SCOPERTA DEI BORGHI RURALI DELLA LAGA:
12) COLLEGRATO, UN EMOZIONE PER SEMPRE

Oggi, in occasione del sesto mese dalla nascita di questo Gruppo Facebook, è forse il momento giusto per spendere qualche parola sull’amato borgo.
In tanti mi chiedevano: quando, un Post su Collegrato? Ma la risposta si faceva attendere, anche se, almeno a me, i motivi erano ben noti..
C’era una parte troppo grande del mio cuore… rimasta lì….ad ascoltare quei silenzi, per questo la mia mano non riusciva ad azionarsi nella scrittura….
Intanto però, lavorava ogni giorno il mio pensiero, poiché…come non ricordare tutti i miei compleanni che lì ho festeggiato?
O non rivivere quell’indimenticabile giornata durante la quale ho avuto il privilegio di attendere mia moglie sull’altare della piccola suggestiva chiesa di S. Giovanni Battista?
Cosi come restano incancellabili le giornate trascorse con mio padre, o i tanti momenti di gioiosa allegria condivisa con alcune persone straordinarie, che continuo a tenermi accanto ogni giorno…
Da Donato e Filippo Ottoni, a Pietro Piccioni; da Marietta e Silvio Cicconi, a Carlo Mancini, fino all’imperturbabile mitico Bibbo….
Ognuno con le proprie famiglie ad animare questo piccolo borgo…fuori dal tempo…
Resto però anche nella circostanza, assai fedele ai propositi del Gruppo, collegando i personali ricordi alle antiche mulattiere che hanno fatto la storia di tante persone: ad iniziare dalla vecchia via per Ascoli Piceno che passava per la frazione di Serra di Valle Castellana, all’epoca abitata dalla sola famiglia Coccia. Oppure lungo il sentiero del castagneto, attraverso il quale si raggiungevano le due famiglie residenti nel borgo di Vignatico.
Non mancavano poi le imprese più ardite, per toccare le sorgenti della Cordella, o verso la famosa “Acqua della fame!”, nota per le sue proprietà digestive, fino alle autentiche “wilderness” costituite dalla zona della Pantana e dai bagni nelle gelide acque del Castellano…
Le ultime parole sono dedicate alla struggente bellezza del borgo abbandonato, così incantevole, così fiabesco: l’auspicio è quello di sperare che un giorno non troppo lontano, qualcuno possa riaprire una nuova pagina di vita e di libertà…..
14 marzo 2021
Roberto Gualandri
#borghiesentieridellalaga


Collegrato, Chiesa di San Giovanni Battista. Qui, il 5 giugno 1993 si è celebrato il matrimonio di Roberto Gualandri con Monica Morelli.

APPROFONDIMENTI
HO VISTO COSE….MEMORIE E RACCONTI DALLA VALLE CASTELLANA

Come è facile immaginare, nei piccoli borghi della #Laga il ritmo lento dello scorrere del tempo è regolato pedissequamente… dal procedere delle stagioni.
Ed è per questo che molti semplici quanto curiosi rituali, continuano in qualche caso a riproporsi anche ai nostri giorni, poiché tramandati da generazioni…
In questi giorni di fine ottobre, erano soliti risuonare negli stretti vicoli dei borghi, i gioiosi canti dei giovani che recitavano:
“Tutti i Santi….la neve si fa avanti!”.
Qualche giorno più tardi, aggiungevano:
“S. Gregorio è con la barba bianca!” riferendosi alla frazione più elevata visibile dalla bassa #ValleCastellana, che per prima si rivestiva dell’abito invernale.
Ed infine: ” S.Marti’, la neve è fra gli spi’!” ovvero, per il giorno di S. Martino (11 novembre) la neve aveva di solito raggiunto anche le zone di fondovalle, annunciando l’inizio dei rigori invernali…
Proprio con riferimento a questo ultimo aspetto, un personale ricordo che mi accompagna ancora negli anni: è quello dei bambini residenti che scendevano (e risalivano!) a piedi dai rispettivi borghi, lungo le mulattiere, per raggiungere il fondovalle e quindi il bus di linea che li conduceva alla scuola di Valle Castellana.
Ne ricordo due in particolare, a cui rimango affettivamente molto legato:
Anna, di #RoccadiMonteCalvo e Gabriele di #Collegrato.
Conservo ancora distintamente il suono dei richiami di questo ultimo che riecheggiavano nella Valle, rivolti al Papà Vincenzo, affacciato sulla panoramica piazzetta del paese: “Babbooo!”, il quale rispondeva con il rassicurante fischio di famiglia…
Ho visto cose con i miei occhi…che sono imparagonabili a ciò che accade oggi nelle nostre città….
Basta soffermarsi un momento a riflettere sulle scene quotidiane che si assistono, ogni mattina, davanti alle scuole dei nostri quartieri di residenza…
Assembramenti e grovigli di auto incastrate.. perché non abbiamo (o non vogliamo?) più tempo per camminare (in piano) un centinaio di metri…
Roberto Gualandri


Riceviamo da Stefano Cavezzi:
Ma di Lepora ne vogliamo parlare ?
La nascosta e misteriosa Lepora.
Oggi sono in pochi quelli che la conoscono, pochissimi quelli che hanno cercato di raggiungerla e ancor meno quelli che ci sono riusciti.
Per noi del ventunesimo secolo sembra assurdo che in passato si sia scelto di costruire case in un posto così impervio.
Dobbiamo però ricordare che, prima della motorizzazione di massa, tutta la montagna era collegata da una fitta rete di mulattiere e ogni metro quadrato coltivabile era sfruttato, anche nelle zone in forte pendenza come nel caso di Lepora, il tutto per mezzo di terrazzamenti sostenuti da muri a secco che in qualche tratto ancora resistono.
Quindi anche a Lepora era possibile vivere ma di sicuro l’isolamento e la fatica quotidiana l’hanno condannata ad essere uno dei primi borghi a spopolarsi per essere poi, in pochi anni, letteralmente inghiottita dal bosco della “Pantana”, così come viene definita la zona compresa tra i crinali di Settecerri e Collegrato e chiusa ad Ovest dal Monte Capitone.
La Pantana è il cuore di quello che alcuni hanno definito il “Borneo Teramano” dove, tra una vegetazione inestricabile, è possibile imbattersi nei resti di casali ancora più isolati di Lepora come i Casali Gabrielli, Alfonsi, Generosi, Monti.
Raggiungere Lepora da Settecerri vuol dire scendre su un costone di arenaria (in dialetto “li screie”) che se umida diventa come il ghiaccio o, se preferite, come il sapone.
Arrivarci salendo dal basso vuol dire svanire nel folto della giungla con la speranza di intravedere qualche traliccio arrugginito (si, Lepora ha fatto anche in tempo a vedere arrivare l’energia elettrica) per avere un punto di riferimento.
Quindi, attenzione, dopo aver letto questo post, non cercate di andare a Lepora, lo dico per la vostra incolumità.
Nel 2015 l’Associazione Amici di Laturo ha riaperto e tracciato gli accessi e Lepora ha visto anche il passaggio dei parteciapanti a una bella edizione del Trail dei Borghi Fantasma, poi la chiusura della SP49 per frane, il terremoto e infine il covid hanno spento la luce.
Forse, quando sarà possibile, si organizzerà una spedizione, ma solo per pochi e selezionati coraggiosi e chissà, forse ascolteremo il grande storico Timoteo Galanti che ha recuperato, negli archivi dei tribunali, la storia di un orrendo delitto avvenuto a Lepora sul finire dell’ottocento.
Stefano Cavezzi


Roberto Gualandri

Vai…dove ti porta il cuore…Ieri sera, ritorno a Collegrato di Valle Castellana.


Roberto Gualandri

CURIOSI RACCONTI DI FINE ESTATE COSA FARÀ IL SOLE QUEST’ANNO?…. CADRÀ NEL SACCO?

Abbiamo tante cose da portare all’attenzione di chi ci segue abitualmente nei nostri spazi poiché, come sappiamo, il nostro territorio è costellato da una infinità di piccoli insediamenti sparsi, ognuno dei quali ricolmo di storie e curiosità che tuttavia….si dissolvono spesso nel raggio di qualche chilometro.
Oggi ne rispolveriamo una davvero curiosa, collegata alla fine dell’estate (giornata del 31 agosto), durante la quale in alcune frazioni della Valle Castellana, ci si riuniva prima del tramonto, per una rituale interpretazione del possibile andamento climatico dell’imminente inverno, sulla base…. del comportamento del sole!
A Collegrato gli anziani arrivavano alla spicciolata dai campi, radunandosi nella piazzetta antistante la Chiesa di S. Giovanni Battista, per attendere… con interesse, il momento in cui l’astro luminoso spariva all’orizzonte lasciando posto alle tenebre…
C’era però uno straordinario quanto incredibile fenomeno naturale che donava all’evento un tocco di magia…
Ogni anno in quella stessa giornata infatti, il sole scompare all’orizzonte dietro il profilo del Monte Vettore (immortalato nella foto in abiti invernali), proprio in corrispondenza della conca naturale nota come la Sella delle Ciaule, proiettando un effetto luminoso stupefacente…
È in quell’istante che si scioglieva il dilemma atteso, poiché:
se il sole era visibile fino all’ultimo raggio di luce, si sarebbe prospettato un inverno normale e pertanto gli abitanti rincasavano….abbastanza rincuorati.
Mentre… quando il cielo, benché sereno, inghiottiva prematuramente la palla di fuoco calante, impedendo lo sguardo del tramonto, il sole si riteneva caduto nel “sacco” e pertanto…. conseguente di inverni rigidi e temibili…
E quando il cielo era nuvoloso?
In questo caso rimaneva appeso un dubbio…quasi ossessivo, che durava mesi…prima di sciogliersi…a cose fatte!
Concludo il racconto, lanciando una proposta a chi si trova in zona: c’è qualcuno che martedì prossimo ha voglia di osservare il tramonto per segnalare….se c’è stato il “sacco”?
28 agosto 2021


Roberto Gualandri

APPROFONDIMENTI TOPONIMI PERDUTI: PAROLE OLTRE I CONFINI

🌾È noto che tra i tanti tesori nascosti sulle nostre montagne, ci sono anche quelli “immateriali”, ereditati dalle generazioni che ci hanno preceduto.
🌲Sappiamo ad esempio che sui Monti della Laga, così come in qualsiasi via, o piazza, di una città che si rispetti, ogni angolo sperduto aveva uno specifico nome che lo contraddistingueva.
🥦Solitamente era abbinato all’appartenenza di una proprietà, con confini naturali ben definiti e riconosciuti dall’intera Comunità.
🫑Alcuni di questi sono toponimi riportati nella Cartografia Ufficiale IGM in scala 1:25000, mentre la maggior parte si stanno purtroppo perdendo, insieme ai tanti saperi che si portano dietro gli anziani residenti….
🌴Nel borgo di Collegrato di Valle Castellana, mia personale ed insostituibile palestra di vita, ne ricordo diversi, alcuni dei quali davvero curiosi, dove è praticamente impossibile comprenderne persino le derivazioni.
🪴 Ecco allora lungo l’unica strada di accesso, “I Calaturi”, oppure ” I Pandortigli”, ma anche “Cesa Marighi”, “I Campi du Papa” e “L’Ingotte”.
🍃 Sul sentiero verso Serra c’è “La Pozza de S. Jovanni”, mentre sulla cresta per Monte Capitone ci sono “Le Vucine”, “Rapeneie” e “Li Scree” (dei caratteristici affioramenti rocciosi marnosi). Più in basso, infine, in corrispondenza dei coltivi di fondovalle, facevano bella mostra di sé “Le Salagne”.
🌱Mi viene da pensare a come sarebbe bello se, attraverso le memorie storiche rappresentate dagli anziani residenti che abbiamo ancora con noi, si potessero recuperare, in ogni borgo, queste “parole dimenticate”….
🍒Perché anche i toponimi della Laga sono le vie, le piazze, i luoghi di culto e di storia delle fatiche umane, ovvero i ricordi di un passato incancellabile che non può essere dimenticato.
8 gennaio 2021


Per gentile concessione di Mario Mirandi

Incontro piacevole a sorpresa – Collegrato


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