DI CASCATA IN CASCATA NELLA VALLE DI SELVA GRANDE

È la sera del 16 aprile 1989, quando i TG nazionali trasmettono a sorpresa, il resoconto giornaliero dello straordinario successo ottenuto dalla grande manifestazione “SOS LAGA – SOS APPENNINO” promossa dal movimento internazionale Mountain Wilderness per chiedere l’istituzione di un Parco.
C’è grande soddisfazione da parte delle maggiori organizzazioni nazionali ambientaliste che hanno partecipato all’evento, poiché si percepisce subito che l’effetto degli oltre tremila escursionisti saliti a piedi, in contemporanea, su tutte le principali vette della Laga, può essere davvero dirompente…
Ed infatti, lo sarà.
L’Italia intera aveva infatti scoperto, in quella memorabile giornata, non solo l’incomparabile bellezza di un angolo di Appennino dimenticato, ma soprattutto, quella che di lì a poco (abbinato al Gran Sasso) sarà unanimemente riconosciuto, come uno dei più importanti Parchi Nazionali istituiti nella nostra penisola.
Nella breve sequenza di immagini televisive mandate in onda negli spazi di informazione pubblica, spiccava l’inconfondibile profilo della CASCATA DELLE BARCHE, a cui era associato un commento fuori campo che faceva riferimento alla zona di Amatrice.
Così nelle settimane seguenti l’evento, un numero considerevole di appassionati di Trekking, ma anche semplici gitanti domenicali, ha iniziato a dirigersi verso questo ultimo borgo laziale, avendo come unico obiettivo, quello di raccogliere informazioni utili circa la possibilità di raggiungere la splendida cascata ammirata in TV.
Forse è stato questo il principale motivo che ha portato a considerare, anche a distanza di tempo, la CASCATA DELLE BARCHE come il simbolo di notorietà per questa catena montuosa, l’approccio iniziale preferito da tanti escursionisti, o soltanto un agevole chiave di lettura in grado di disvelare l’esistenza di un paesaggio unico del nostro Appennino.
C’è solo un aspetto di grande negatività che, a differenza di allora, continua a condizionare i nostri sentimenti, al punto da non poterlo sottacere; trattasi del consapevole effetto di un disastroso terremoto che ha trascinato con sé una parte rilevante dello straordinario valore umano esistente…
È stato come se qualcuno, chissà da dove, con eccesso di perfidia, abbia improvvisamente deciso di strapparci le persone e i luoghi più cari della nostra vita…
Un dolore incancellabile, ma anche una ragione di coscienza che ha spinto tanti cittadini a moltiplicare gli sforzi per stare simbolicamente al fianco delle popolazioni residenti, i quali nonostante l’accaduto, hanno deciso di rimanere ancora, con l’intenzione di aprire una pagina nuova…ora più che mai…tutta da scrivere…
Roberto Gualandri